Festina lente
Nell’incessante flusso mediatico cui siamo quotidianamente sottoposti, continuo a trovare il monito al silenzio di Wittgenstein come una delle formulazioni più utili ed interessanti di strumenti atti alla costruzione di conoscenza. Non è poi così paradossale immaginare che un grano di sapienza abbia genesi lì dove, tacendo, possa fiorire un discernimento fatto in sostanza di ascolto.
Tale è la mia «posizione» nell’agorà del recente dibattito internazionale sull’IA, dove voci (incommensurabilmente più autorevoli della mia) contribuiscono già esprimendosi — a seconda dell’angolo presidiato — sulle profonde preoccupazioni rispetto agli eventuali rischi o in maniera ottimistica sulle nuove possibilità funzionali, entrambe a ben vedere «potenzialità» ancora inespresse e in ogni caso dimensioni specularmente equivalenti, appartenenti alla stessa fenomenologia di fondo.
Dunque, pur non essendo un completo novizio sulla materia, preferisco tacere e rimandarvi ai pareri di Geoffrey Hinton e Yann LeCun — due fra i maggiori esponenti del settore fin dai suoi albori — le cui opinioni seppur contrastanti fra loro (alla luce della tensione speculare sopra accennata) reputo fra le più meritevoli di considerazione.
Lungi da me, quindi, l’idea di intestarmi una responsabilità di tale magnitudine — quella cioè di fornire ai posteri l’ennesimo post apocalittico a sancire (con cadenza settimanale, vedendo più o meno il ritmo delle dichiarazioni su LinkedIn) la fine di un’era e l’inizio del prossimo eone di coscienza artificiale. Alcuni fra gli ultimi eventi hanno però catturato in parte la mia attenzione e, pur sempre tacendo, dall’ascolto sono passato all’osservazione.
Il riferimento è chiaramente alla risoluzione del problema di Navier-Stokes da parte degli agenti di OpenAI e alla coda di allarmismo sollevata poco tempo fa da Amodei e Altman, seguita ancor più recentemente dall’ennesima infornata di ex-dipendenti fuoriusciti, questi ultimi sinceramente turbati per le sorti dell’umanità, in barba a qualsiasi non-disclosure-agreement, ovviamente. Un eroismo dalla puntualità disarmante.
Quanto osservato mi sembra il tentativo — forse vano, sicuramente capzioso — di non alimentare ulteriormente la frenesia convulsiva nello sviluppo di modelli sempre più potenti, essendo probabilmente questo oggi il nucleo di maggior problematicità in seno ai grandi titani dell’industria. Costretti ad una continua ricerca della supremazia tecnologica, i novelli prometei, nella fretta di donarci le loro scoperte, sembra abbiano ampiamente sacrificato sull’altare del progresso ogni velleità di comprensione tecnica rispetto alle potenzialità acquisite dai modelli, i cui «incidenti» di sicurezza e le modalità «brutali» di scoperta scientifica sono rappresentazione plastica di quanto oggi la vera tékhne è espressa più dagli artefatti che non da chi li abbia ingegnerizzati.
«Affrettati lentamente» suggerisce il motto che Svetonio attribuisce nelle Vite dei dodici Cesari ad Augusto: un invito che nella sua natura ossimorica sembra descrivere pienamente lo spirito surreale dei tempi e che io, nella mia umile e piccola opera di sperimentazione, tento di tradurre cercando di diminuire il delta fra la pianificazione-esecuzione dei flussi agentici che adopero e le mie capacità di comprensione-controllo degli stessi; ma il passo fra «tradurre» e «tradire» è fin troppo breve (e l’etimo lo conferma: entrambi portano qualcosa al di là, l’uno conducendolo, l’altro consegnandolo). Non saprei contare infatti ormai quante volte il mio lavoro sia collassato sotto il peso di quel delta.
$ etimo tradurre --depth 2
tradurre (it)
└─ derived from Latin
└─ trādūcō (la)
└─ formed with affixes from
├─ trāns- (la) «across, beyond»
│ └─ ↓ depth limit reached
└─ dūcō (la) «lead»
└─ ↓ depth limit reached
2 steps · 1 link may skip stages · 2 terminals: 2× depth limit reached $ etimo tradire --depth 2
tradire (it)
└─ inherited from Latin
└─ trādō (la)
└─ compound of
├─ trāns (la) «across, beyond»
│ └─ ↓ depth limit reached
└─ dō (la) «give»
└─ ↓ depth limit reached
2 steps · 2 terminals: 2× depth limit reached Con le dovute proporzioni del caso, quello che è un delta nella estrema periferia esperienziale di un singolo individuo, nella centralità dei colossi che elargiscono ai singoli la loro creazione, potrebbe manifestarsi come profonda voragine, un abisso meccanico da cui in ultimo veder emergere un «Deus ex Machina», forse non proprio così benevolo e propenso a voler chiudere la loro commedia con un lieto fine.