A.E. Stallings - Lost and Found
Il sogno in ottava rima della valle sulla luna, dove si raccoglie tutto quello che sulla terra si perde.
A.E. Stallings, «Lost and Found» — uscita sul Beloit Poetry Journal 63.3 (primavera 2013): numero · testo integrale (PDF). Poi in Like, New York: Farrar, Straus and Giroux, 2018.
Trentasei ottave — la strofa abababcc dell’Orlando furioso, presa nel registro eroico e non in quello comico di Byron. La poesia si apre con la poetessa carponi per casa a cercare qualcosa di minuscolo che è sparito: un mattoncino Lego, un pezzo di puzzle, la gamba di una bambola. Da lì la scena sfocia in un sogno. Una figura femminile incappucciata porta la poetessa in una valle sulla luna, dove si raccoglie tutto quello che sulla terra si è perso: mucchi di chiavi, di calzini, di pastiglie; i fili sfilacciati dei litigi; il sonno che non si è dormito, i minuti andati, i denti da latte, una figlia intravista in uno specchio.
L’immagine viene dall’Ariosto. Nel Furioso Astolfo sale sulla luna a riprendersi il senno di Orlando, perché lassù si conserva tutto ciò che quaggiù si smarrisce. Stallings tiene la geografia e cambia le perdite: il senno di un eroe diventa quello che a una madre sfugge ogni giorno — oggetti, nomi, ore. La poesia sa di che debito vive: già alla seconda ottava è il lettore a smarrire la pazienza e il senno.
La guida si nomina solo verso la fine, all’ottava 31: «My name’s Mnemosyne … the Mother of the Muses». A condurre la poetessa fra le cose perdute è la Memoria in persona, da cui — dice — nascono tutte le arti e tutte le scienze. Il che torna, in un luogo che si occupa soltanto di quel che riusciamo a trattenere e di quel che ci sfugge.
Il verso che questo blog prende in prestito è nell’ottava 8, la prima in cui la figura parla:
This is the valley on the moon Where everything misplaced on earth accrues, And here all things are gathered that you lose.
Alla perdita viene dato un luogo: non un vuoto, ma un inventario — un ufficio oggetti smarriti con un indirizzo. È la metà spaziale della metafora su cui poggia il manifesto smarrito. L’altra metà, quella temporale — una ricerca che non può concludersi — viene da Umberto Eco - La ricerca della lingua perfetta.