Ludwig Wittgenstein - Ricerche filosofiche

Il secondo Wittgenstein: il significato è l'uso, e si decide nei giochi linguistici dentro una forma di vita.

Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche — pubblicate postume come Philosophische Untersuchungen, Oxford: Basil Blackwell, 1953 (edizione bilingue tedesco-inglese, traduzione di G.E.M. Anscombe; la prima parte era in gran parte compiuta già nel 1945). In italiano: Torino, Einaudi, 1967, traduzione di Renzo Piovesan e Mario Trinchero.

Il secondo Wittgenstein si rivolta contro il primo. Non c’è più nessuna raffigurazione, nessuna forma logica unica a garantire il senso. Il significato non è una cosa che la parola indica: è quello che la parola fa. Il linguaggio è un insieme disparato di giochi linguistici — ordinare, scherzare, ringraziare, contare, pregare — ciascuno con le sue regole, ciascuno imparato giocando, tutti immersi in una forma di vita. Le parole non hanno essenze, ma somiglianze di famiglia che si sovrappongono. La formula celebre, al §43:

…il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio.

(Wittgenstein è cauto: vale «per una larga classe di casi», non per tutti.)

È questo l’uso di cui parla il manifesto smarrito quando dice che il significato di un modello sta nell’uso e non nel modello. Un modello linguistico non si porta dentro il senso come un carico: comincia a significare qualcosa quando lo si mette al lavoro dentro un gioco — come componente, dentro un sistema, con un compito. Ed è anche il motivo per cui generare testo scorrevole, da solo, non interessa: è una mossa senza un gioco intorno. È la metà statistica della cucitura la cui metà simbolica sta nel Ludwig Wittgenstein - Tractatus logico-philosophicus — lo stesso autore, che con i propri argomenti è uscito dalla prima raffigurazione del mondo per entrare in quella dentro cui il mio lavoro si svolge.